Tranquilli, il webmaster non è ubriaco! Non ci sono errori di battitura! “Intanto Johnny Depp non sbaglia un film” è il libro di Mirco Gatti che, come si può vagamente intuire, ha tra le sue pagine degli omaggi a Luca Carboni.

Mirco Gatti è nato a Perugia nel 1975. Esercente cinematografico e membro del “Collegio dei revisori dei conti” dell’ANEC, Associazione Nazionale Esercenti Cinema – Sezione dell’Umbria. Nel 2002 ha costituito insieme al fratello mauro ed il padre Giuseppe, la “CineGatti” (attività cinematografica indipendente) per la gestione delle sale cinematografiche. “…intanto Johnny Depp non sbaglia un film” è la sua prima opera pubblicata.

Così Mirco ci racconta: “…diciamo che il libro vuole essere una testimonianza sul mio mestiere (il proiezionista). Volevo raccontare 10 anni di attività cinematografica ma inconsapevolmente è venuta fuori una sorta di biografia “strampalata”, quindi la mia infanzia-adolescenza e di conseguenza la conoscenza della musica di Luca attraverso i miei fratelli maggiori, citando in parte alcune frasi delle sue canzoni…

Così scrive Mirco nell’introduzione al libro, spiegando il perché di questo titolo:

Il titolo di questo libro vuole essere un omaggio a due Artisti che mi hanno accompagnato sin dall’adolescenza.

“Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film” è il titolo del primo album di Luca Carboni; sostituendo Dustin Hoffman con Johnny Depp (a mio avviso degno erede), è venuto fuori questo titolo, ren- dendolo contemporaneo. Sono il settimo di otto figli venuti al mondo come conigli e mi reputo una persona molto attaccata al passato; se qualcosa mi ri- mane impressa nella mente, è difficile, per non dire impossibile, distaccarmene.

Dico settimo di otto, anche se, in realtà, siamo sette fratelli. Massimiliano, il secondogenito, morì poco dopo esser nato. Parto prematuro.
I dottori dissero a mia madre che non avrebbe più potuto avere figli. Essendo il penultimo di una famiglia numerosa, credo di aver avuto molte e diverse influenze artistiche emanate dai fratelli e sorelle più grandi, sviluppando in me dei gusti a dir poco “barocchi”, apprezzando qualsiasi tipo di creatività, dalla più “impegnata” a quella meno “seria”. C’era Marco, il più grande, quindi Lucio Dalla, Eugenio Finardi, Francesco De Gregori, Gaber, De Andrè, Skiantos ecc., poi mia sorella Daniela, quindi Sting, i Police e Baglioni, Baglioni e anco- ra Baglioni, ma anche “Gioca jouer” di Cecchetto! Nei primi anni Ottanta, mentre i miei genitori lavoravano, era mia sorella Daniela che teneva a bada me, Michela e Roberto, i più piccoli. Non so ancora per quale motivo, ma alle cinque del pomeriggio eravamo già in pigiama. Poi veniva Mauro (il mio socio), con Vasco Rossi, Edoardo Bennato, Antonello Venditti, Pink Floyd, Squallor e quant’altro. Infine c’era il più eclettico, Massimo, che ascoltava da Zucchero agli Europe, da Ramazzotti ai Doors, da Vasco a Terence Trent D’Arby, per non parlare della marea di 45 giri che invadevano casa, da “Ramaya” di Afric Simone, “Piange il telefono”, ai 45 giri blù di 14 Capitan Harlock… o quello bianco di “Mira, mira l’olandesina!”. Avevo 11 anni ed eravamo nella seconda metà degli anni 80 quando entrò in casa Gatti la musica di Luca Carboni (da “Silvia lo sai” a “Farfallina”, da “Ci stiamo sbagliando” a “Fragole buone buone”), tramite Massimo, per l’appunto.

Credo che nel 1987 il 90% degli italiani avesse in casa almeno una copia di quel disco o una musicassetta registrata dal vinile che friggeva come un disperato per quanti passaggi giornalieri faceva e dalle finestre delle case del centro, assediate da studenti universitari, uscivano frasi di canzoni del tipo: “I professori non chiedevano mai se eravamo felici”… “Dire, fare, baciare, occhio, questa è la palla che ci può salvare… Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora…”. 

Intanto Johnny Depp non sbaglia un film

Con l’avvento del digitale mi sento di far parte di un’era che non tornerà più, di trovarmi in mezzo a due periodi storici. Uno l’ho conosciuto grazie a mio padre, l’altro lo sto vivendo in questo momento, mentre la pellicola è in procinto di andarsene per sempre e con lei i proiezionisti e i proiettori. Guardandoli, non posso fare a meno di pensare alle altre attrezzature storiche alle quali abbiamo dovuto dire addio, come i vinili e i giradischi, i mangianastri con le loro musicassette. Davanti a me, un vecchio proiettore “Veronese” e “Cinemeccanica”, che sembrano prendere vita per convincerci a non abbandonarli…

Volume stampato con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia

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