INTERVISTA su “LA REPUBBLICA” del 02/02/06
“L’album me lo suono e produco io”

 

Non è facile raggiungere Luca Carboni. Il cantautore è chiuso nel suo studio bolognese dove sta preparando il nuovo e atteso album. Una sorta di ritiro musicale, che corrisponde anche ad una fase di riflessione e di meditazione per questo quarantenne che ha scoperto la famiglia, la vicinanza di un figlio, la passione per la pittura e la scrittura tralasciando il superflo e la mondanità di un passato mai rinnegato ma che appare oggi lontano. Lo avevamo lasciato due anni fa, ai tempi di “Autoritratto”, il libro che ce lo rivelò anche come disegnatore e che ispirò una breve tournè in giro per l’Italia, a raccontare in musica, parole e immagini i vent’anni della sua carriera di artista.
“Dopo è successo che ho cominciato a scrivere le canzoni del nuovo album – confessa – da un anno lavoro alla sua produzione e realizzazione nel mio studio personale, è la prima volta che sto facendo un disco completamente prodotto e suonato da me. Sarà ultimato in primavera, ma non so quando uscirà, dipende dalle decisioni che prenderemo con la casa discografica”.
“Titoli ancora non ce ne sono, “solo due o tre ipotesi”. In nessuna delle quali c’è il mio nome”, spiega. Ha iniziato proprio in questi giorni la fase del mixaggio di un lavoro che protegge con la massima cautela e di cui non vuole svelare praticamente nulla se non che è “un disco particolare, che mi ha impegnato molto ed è ricercato come sonorità”. I testi hanno un comune denominatore, “il tempo e il rapporto col tempo, gli anni che passano, l’età e il rapporto con il nostro tempo da un punto di vista sociale”.
L’ex ragazzo Carboni è diventato adulto, uomo, “è un fatto generazionale, quando si diventa padri pensi al futuro, senti che sei a metà del cammino come diceva Dante, sei nel punto esatto per guardare avanti e indietro”. E’ il tempo dei primi bilanci, quando hai appena lasciato alle spalle il traguardo dei 40 anni. Cerchi un senso alla vita, a quello che stai facendo.
“Non guardo al passato con rimpianto o con senso critico – spiega – ammetto di essere abbastanza contento di quel che ho fatto fino ad ora. Dopo aver vissuto esperienze profonde e particolari come la possibilità di fare dischi e di vivere, nel bene e nel male, la popolarità sono in una fase in cui ho voglia di sperimentare altre cose. L’avevo già dimostrato con il libro “Autoritratto”. Parallelamente alla musica sto sviluppando la passione per il disegno e la pittura e c’è sempre il sogno di scrivere un romanzo. Il futuro è quello che sto vivendo, da un anno mi sto buttando a capo fitto nel disco, ha ho la mia sensazione di sentirmi più libero di pensare ad altre cose. Nasce l’esigenza di essere più sintetico e profondo. Ho più soddisfazione a scrivere una bella canzone che non a cercare tutto quello che è intorno, il superfluo o la dimensione mondana”.
Insomma, apparenza e immagina non fanno più per lui. Nella vita di Carvobi è arrivato sei anni fa Samuele ed ora ogni decisione ruota attorno a lui. Per lui, per la famiglia, ha rallentato gli impegni pubblici, ha ridotto viaggi, ha selezionato interessi. Anzi, ne ha scoperti di nuovi, inediti fino a qualche tempo fa.
Come la pittura. “Sto sperimentando. Dai disegni e dagli schizzi su carta sono passato all’opera pittorica su tela e su legno. Sto cercando di approfondire le mie visioni e la tecnica su quadri più grandi, è una pittura abbastanza figurativa anche se c’è sempre un aspetto di astrattismo. Sono in una fase di studio, mi viene spontaneo dare spazio appa pittura, non dico tutti i giorni, ma quasi. Ma non mi sento ancora pronto ad esporre”.
Il bisogno di ritirarsi e di dedicarsi all’introspezione ha trovato una singolare corrispondenza nell’esigenza di mettere in piedi uno studio di registrazione tutto suo, uno spazio che è anche un ufficio, dove registrare liberamente senza vincoli di tempo e di prenotazioni con studi esterni.
“E’ un’esigenza comune a molti musicisti – spiega – quando hai un’idea puoi realizzarla all’istante. Il computer, che diventato il vero registratore, ti permette di incidere in casa o nel tuo studio così puoi dare il libero sfogo all’ispirazione, lavorare con calma quando te lo senti”.
Casa e studio, famiglia, musica e pittura. Ma Carboni non rinuncia a un antico rito, come quello di passeggiare per il centro città a piedi (lui ci abita). Trascorrere la mattinata tra un bar e l’altro, sempre con il taccuino a portata di mano.
E’ lì che annota, disegna,schizza, butta giù le idee, le riflessioni, gli appunti che poi tradurrà in canzoni, in pittura o magari in un romanzo.
“Bologna mi piace sempre, ha i problemi di tutte le città, ma qui si vive meglio che altrove soprattutto nel centro che ha un’atmosfera magica. Non si spiegherebbe altrimenti perchè tanti artisti hanno deviso di venire ad abitare qui.

Marina Amaduzzi