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GIOVINAZZO (BA)

Sito ufficiale:http://www.giovinazzo.it

GIOVINAZZO. Centro agricolo, industriale e di pesca, situato sulla costa adriatica a nord-ovest di Bari, da cui dista 18 Km.

Incerta e remota l’epoca della sua fondazione che una fantasiosa leggenda attribuisce a Perseo, figlio di Giove (Jovis natio). La storia, invece, la vuole già esistente, con il nome di Natìolum, al tempo dell’Impero Romano, fortificata all’incirca nel 102 dC. da Traiano e dotata di chiese all’epoca di Costantino il Grande.

Natìolum, infatti, viene menzionata negli Itinerari Teodosiani del 300 d.C., riportati dalle Tavole Peutingeriane, e nella Anonymi Ravennatis Cosmographia del VII secolo. Verso la fine del primo millennio mutò il nome in Juvenatium, ossia Juvene Natiolum, quasi a significare una nuova e più vasta città con una popolazione più numerosa, poiché tanti degli ex invasori (Greci, Longobardi, Saraceni) si erano ormai perfettamente amalgamati con i vecchi abitanti.
E fu la Juvenatium a raggiungere il massimo fulgore come attivissima città marinara in epoca normanna e sveva, vivendo poi con alterna fortuna, a volte prospera ed autonoma, a volte umiliata e povera, le tante dominazioni che si susseguirono in terra pugliese portando guerre, assedi, saccheggi e pestilenze.
Purtroppo nel 1521 giunse anche la perdita dell’autonomia, poiché l’imperatore Carlo V la vendette a don Ferrante di Capua, duca di Termoli. A questo fecero seguito come feudatari i Gonzaga, che la tennero per oltre un secolo cedendola, infine, nel 1639 a Domenico Giudice, principe di Cellamare. Solo nel 1770, con l’estinzione della famiglia Giudice, Giovinazzo potè riscattarsi ed attendere pazientemente la fine dell’egemonia borbonica e l’avvento della unità d’Italia.


Pillole di storia

CURIOSITÀ CITTADINE DI FINE SECOLO

Da che pulpito viene la predica!
Dal rispetto alla trascuratezza delle tombe
DONNE, DU.. DU.. DU.. IN CERCA DI… GUAI?
I santi intercedono per noi
La raccolta delle olive secondo il vangelo di "Tupp e tupp" e di "Tiedde"
RICUCIRE O RIMUOVERE LA MEMORIA?
Le pergamene della Chiesa dello Spirito Santo
Mèste Necòle, iàive vècchie e se ‘mbaràive angòre!
Riportato alla luce da un protocollo notarile un "hymnum"
Scomparsa tela della Vergine di Corsignano dalla chiesa di S. Agostino
Torre Rufolo: Museo della Civiltà dell’olio
Trafugata o venduta per quattro soldi!

DOVE SIAMO
Mappa Giovinazzo

COME RAGGIUNGERCI

IN AEREO
Aeroporto Bari/Palese distante meno di 15 Km; proseguire per Giovinazzo con la Strada Statale Bari - Foggia uscita Giovinazzo.

IN TRENO
Ferrovie dello Stato, Stazione di Giovinazzo. La Stazione di Giovinazzo dista soli 20 Km dalla stazione di Bari per mezzo della quale è perfettamente collegata con tutte le grandi città italiane sia sulla linea Lecce-Roma che Lecce-Milano. A Giovinazzo non fermano i treni "Eurostar" che invece fermano nella stazione di Bari.
E' consigliabile optare per il treno "Pendolino" che ferma presso la stazione della città limitrofa Molfetta.

IN NAVE
Il porto ben ridossato dai venti del II e III quadrante è costituito da un’insenatura naturale protetta da due moli. L’imboccatura con fondali di circa 5 metri è segnalata di notte da due fanali a luce fissa. È possibile l’ormeggio di punta alla banchina del molo di ponente, generalmente occupato da piccole imbarcazioni da pesca. Barche da diporto a vela e a motore di modesto tonnellaggio possono ormeggiare ai pontili del Circolo della Vela.

TRAMITE AUTOBUS DI LINEA
Autolinee STP.

IN AUTOMOBILE
Autostrada A 14 Bologna - Taranto uscita Bitonto.
Strada Statale 16 e 16 bis uscita Giovinazzo.

CARTOLINA DI GIOVINAZZO

Benvenuti a Giovinazzo ( m. 8, ab. 20.879) città dei dolmen e dell’olio.

A 18 km dal capoluogo barese, con il suo porticciolo naturale è equamente divisa fra il vecchio quartiere e il nuovo. Dal lungomare, che è leggermente in salita, è possibile scorgere, dolci sul mare, Molfetta, Bisceglie, Trani; nei giorni di chiara, appare, immerso in una luce di cielo, il Gargano, il monte sul quale - nella notte dei tempi - apparve il fulgente Arcangelo Gabriele. Nella parte vecchia si leva la Cattedrale la cui struttura romanico-puglie­se è stata in più punti modificata.
Gran passeggio si svolge, a sera e nei giorni di festa, nella gran Piazza Vittorio Emanuele II nella quale spicca una bella fontana adorna di tritoni. Giovinazzo ebbe anch’essa una storia travagliata: passarono Svevi, Angioini, Aragonesi e anche i ricchi Gonzaga.
La sua vocazione marinara le permise intensi traffici con la potente Ve­nezia.

L’economia ristagna all’indomani della chiusura delle Acciaierie Ferriere e Pugliesi un tempo il cuore pulsante dell’economia giovinazzese. Importante è la Pirelli cavi spa, un qualificato settore dell’ industria chimica. Le attività tradizionali della pesca e dell’artigianato vedono anche un cer­to movimento commerciale; questo si verifica soprattutto per i prodotti dell’ortifrutticoltura.

A Giovinazzo il tempo sembra essersi fermato Bifore, archi, scalinate, cortili segreti, ville pensili, palazzi monumentali. Ogni passo tra le vie del borgo antico dice: spettacolo.

Sergio Pisani















“Assisa sopra biancheggianti smagliate rocce sorge la illustre ed antichissima città di Giovenazzo, e nelle cerulee onde dell’Adriatico vagamente si specchia”:

pensieri e parole dello storico Marziani datati 1878.

Da allora la città si è espansa urbanisticamente a ventaglio, ma il fascino irresistibile del borgo antico e del suo naturale paesaggio ha conservato la sua primordiale purezza:
tutto sembra essersi fermato nell’attesa di qualcosa che deve ancora avvenire! In attesa di nuovi scenari sul nostro panorama cittadino, intanto i giovinazzesi si godono la scena.

Dal tramonto fino a sera, da quando il sole si adagia lentamente all’orizzonte e il mare trasparente riverbera i suoi raggi dorati, a finire alla sera, quando il borgo antico si specchia con il suo molinare di luci e di colori argentati nel porticciolo, il paesaggio che si presenta resta uno spettacolo che mozza il fiato.
Giovinazzo si scopre improvvisamente bella.
E dal suo fascino chiunque resterebbe ammaliato. Magia delle bianche chianche e dei vicoli stretti (troppo stretti che il sole sembra concedersi una tregua).
Qui, nel borgo medioevale, è facile avvertire, in un candido mare di latte, le tracce dell’antica storia. Ogni passo tra le vie del borgo antico dice: spettacolo. Bifore, archi, scalinate, cortili segreti, ville pensili, palazzi monumentali conservano intatto il vanto del ceto nobile che ha dettato la storia in questa città nel corso dei secoli. I blasoni gentilizi scolpiti sugli eleganti edifici raccontano la fortuna di famiglie come i Lupis, i Sagarriga, i Griffi, gli Zurlo i Saraceno… E poi nei labirinti dei corridoi di pietra, dall’Arco Traiano alla Muraglia Normanna sembra di essere sul set di un film, di poter ascoltare le voci dei soldati, le grida d’allarme: “Una nave nemica all’orizzonte!” E’ un attimo, prima di scoprire l’inganno dell’immaginazione: non ci sono più nemici da cui proteggersi. Alla ricerca di un romanticismo perduto Benvenuti a Giovinazzo, città baciata da Venere che ha strizzato l’occhio benevolo ai flirt al chiaro di luna. Sul porticciolo devi esserci. Qui, il luccichio tremolante delle lampare, il paesaggio ammaliante del mare che si estende ai suoi piedi e la dolcezza delle onde che s’infrangono lentamente sugli scogli, sembrano il simbolo di un romanticismo perduto. Qui, artisti e innamorati ispirano le loro romanze al chiaro di luna. In quest’angolo incantevole della Puglia che volge a strapiombo sulle “tre colonne” dove la fresca brezza marina accarezza i corpi degli innamorati e gli sguardi sembrano incrociarsi, il sogno di una notte di mezza estate diventa realtà. Sotto le stelle fioriscono gli amori anche se sono un po’ fugaci, un po’ effimeri. Sono amori estivi che durano il tempo di una stagione.
Qualcuno magari ritorna d’inverno sul posto delle rimembranze ma il tempo che corre ineluttabile ha cancellato anche i più dolci ricordi. Nel mare, nelle vie del borgo, attraverso muri e fortifizi che hanno attraversato i tempi, nei palazzi e nelle chiesette e nelle sue nicchie in cui le Madonne sono veneratissime dai fedeli, si scopre la storia di una terra e insieme l’equilibrio tra i diversi elementi che ne compongono il paesaggio. Ma pochi lo sanno, l’abbandono in cui questi elementi sono stati lasciati fino a qualche hanno fa, ha mantenuto intatto il segreto. Eppure il popolo della tintarella vuole capire perché questo mix di mare e di storia rifugge dal modello turistico delle altre marine di bagnanti e villeggianti, lucidi d’abbronzanti e amanti dello sballo notturno per conservare intatto il primordiale equilibrio naturale. Per chi ama il mare, la sua costa, le spiagge, il paesaggio segnato soltanto dai colori tenui della natura e lontane da speculazioni edilizie, è un modo di farsi del male.

A Giovinazzo, in questo paesaggio di altri tempi, il turismo è arrivato solo in parte. Un po’ per legittimo orgoglio degli abitanti, che vogliono sfuggire al consunto modello di altre marine per conservare il proprio patrimonio con intelligenza.
E un po’ perché l’imprenditoria di assalto ha preferito costruire i suoi santuari altrove.
Ma adesso qualcosa sta cambiando.

RICETTE TIPICHE
PURE' DI FAVE E CICORIE
300 gr. di fave
1 kg di cicoria selvatica
1 cipolla
Olio e sale q.b.

Mettete in ammollo le fave con acqua la sera precedente. Privatele della pelle e mettetele in un tegame possibilmente di terracotta, copritele di acqua e un po' di sale e la cipolla affettata, fate cuocere per circa un'ora. Intanto pulite la cicoria, bollitela e scolatela, unite il purè di fave alla cicoria e condite con olio crudo extra vergine d'oliva.

CALZONE DI CIPOLLA
500 gr. di farina
100 ml. di vino bianco
100 ml. di olio extra vergine d'oliva
Un pizzico di sale
Acqua q.b.
500 gr. di cipolle bianche
100 ml. di olio extra vergine d'oliva
200 gr. di pomodori rossi
100 gr. di olive snocciolate
30 gr. di filetti d'acciuga
100 gr. di formaggio caciocavallo o pecorino
Capperi
100 gr. di tonno

Versate la farina a fontana su una spianatoia (tavuir) e inserite al centro l'olio, il vino, il sale e l'acqua q.b. per rendere omogeneo l'impasto. Nel frattempo tagliate a rondelle le cipolle bianche e lavatele accuratamente. Posatele in un pentolino coperte d'acqua e fatele bollire per almeno due volte. Unite le acciughe e le olive snocciolate e quando il preparato si è raffreddato unite il formaggio. Dividete la pasta in due parti di uguale peso e stendetene una in una teglia capiente già unta d'olio; posate sopra il preparato per il ripieno e chiudete il tutto con il secondo disco, rialzando la circonferenza e forandolo in superficie con una forchetta. Infornate il calzone di cipolla a forno già caldo (240° C) e cuocetelo per 15 minuti, sino a quando la superficie si sarà dorata completamente.

DOLCETTI DI MANDORLE
INGREDIENTI: 200 gr. di farina
1 cucchiaino di lievito per dolci
3 cucchiai di zucchero
Aroma di mandorle
100 gr. di burro
2 uova
1 scorza di limone
200 gr. di mandorle dolci pelate
PREPARAZIONE:
Amalgamate in una terrina il burro con lo zucchero; unite i tuorli, la farina a pioggia, il lievito, la buccia grattata del limone e l'aroma di mandorle. Mescolate il tutto molto accuratamente sino ad ottenere una pasta omogenea con cui poter formare delle palline della dimensione di una noce. Montate a neve l'albume e immergete le palline; disponetele una ad una su una teglia imburrata adagiando al centro di ognuna una mandorla pelata. Cuocete i dolci in forno moderatamente caldo per 20 minuti circa.

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