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Vicenza, dove vivo, è una piccola città di poco più di 100mila abitanti nel cuore del Veneto. Il suo piccolo ma incantevole centro storico si adagia sulle curvature dolci dei colli Berici. Una passeggiata lungo le sue antiche vie cittadine è in pratica come visitare un museo a cielo aperto, grazie alle opere che il grande architetto rinascimentale Andrea Palladio ha disseminato generosamente in tutto il centro. Vicenza è non a caso conosciuta come la città del Palladio. Ogni angolo nasconde sempre nuove sorprese, nuove sensazioni, anche per chi, come me, la città la conosce (o pensa di conoscerla) come le sue tasche. Non per niente Vicenza è dal dicembre del 1994 stata dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco.
Chi dovesse passare per Vicenza non può farsi sfuggire l’occasione di percorrere corso Palladio, la via principale del centro storico, e passare così dalla piazza del Castello fino a piazza Matteotti, con il sontuoso palazzo Chiericati e il teatro Olimpico, senza dimenticare di fare una sosta lungo il tragitto per ammirare anche l’incantevole piazza dei Signori con la basilica palladiana. Ma non può nemmeno rinunciare a una visita a Monte Berico, che si raggiunge accompagnati da una lunga serie di porticati e dal cui piazzale si domina l’intera città, e alla villa Capra detta “la Rotonda”, forse la più famosa del Palladio.
Dal punto di vista economico Vicenza è una città molto vivace. L’agricoltura ha ancora il suo peso ma gli ultimi decenni hanno reso Vicenza una città soprattutto industriale, con i settori metallurgico, tessile e orafo (Vicenza è, assieme ad Arezzo, la capitale dell’oro a livello mondiale) in primis.
Io abito a pochi chilometri dal centro di Vicenza, eppure sono in periferia, in aperta campagna. Quando ho voglia di fare una corsetta, esco di casa e mi ritrovo immerso nel verde attraverso le piste ciclabili. Ma se devo andare in centro città, mi bastano dieci minuti scarsi di motorino. Per me è la situazione ideale, per me questa è qualità della vita. E’ il bello delle piccole città.
La cucina vicentina è molto varia e per niente mediterranea. La carne di maiale e la polenta la fanno da padrona anche se il piatto tipico è il baccalà (alla vicentina, appunto!!!). Anche i bigoli con l’anitra (“arna”, in dialetto) sono un tipico piatto vicentino, buono ma tutt’altro che leggero. Con orgoglio mi piace ricordare anche che uno dei formaggi per me più buoni, l’asiago, è produzione della montagna vicentina. A proposito di cucina tipica, avrete forse sentito soprannominare i vicentini come “magnagatti”. Non è assolutamente vero! L’origine del nomignolo è da attribuirsi ai tempi in cui Vicenza era sotto il dominio della Repubblica di Venezia: alla città dei Dogi servivano dei gatti per far fronte ad un’invasione di topi e furono richiesti alle varie città della Repubblica, solo che quelli da Vicenza non arrivarono mai. Da questo episodio è derivato il detto che i vicentini “si mangiano i gatti”.
Un piccolo aspetto negativo della mia città? Per me a volte è troppo tranquilla. Il centro percorso di sera è tutto fuori che vitale, per trovare movimento e luci occorre spostarsi in periferia o in provincia. Bassano del Grappa, un autentico gioiello dal punto di vista architettonico e cittadina vivace e molto frequentata, è a tal proposito una scelta sempre azzeccata.
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